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IL MICROSCOPIO

Apriamo questa nuova rubrica di approfondimento andando ad esaminare nel dettaglio il nuovo acquisto del Manchester United Javier Hernández Balcázar conosciuto col soprannome di ‘Chicharito’ (letteralmente piccolo pisello che deriva, badate bene!, dall’essere figlio di un altro giocatore Javier Hernández Gutiérrez soprannominato ‘Chicharo’ ovvero ‘pisello’ per via dei suoi occhi verdi, che giocò i mondiali di Messico 86).
EL CHICHARITO Hernandez è un attaccante messicano che attualmente milita nei Chivas de Guadalajara la squadra più titolata del Messico e che è attualmente seconda nella classifica generale del campionato. Come il padre anche il nonno è stato un grande giocatore: Tomás Balcázar ha giocato i mondiali nel 1954 ed è stato una leggenda dei Chivas di Guadalajara.
Hernandez è nato a Guadalajara, nello stato di Jalisco, il 1 giugno del 1988, ha quindi 21 anni, ed ha debuttato nel campionato di Apertura del 2006 con la maglia del Chivas segnando un gol nella vittoria della sua squadra per 4-0 sul Necaxa.

Alto 1.72 per 65 chili è una prima punta rapida ed agile, con un eccellente tiro e capace di usare sia il destro che il sinistro. Ha dimostrato di avere, nonostante la non elevata statura, un eccellente colpo di testa e di possedere una quantomeno buona tecnica. Faccia da bravo ragazzo, pulita e vincente Hernandez ricorda come tipologia di gioco proprio un altro calciatore della rosa del Manchester, Michael Owen. Certo per il primo messicano ad indossare la maglia dei red devils non sarà facile eguagliare la scintillante prima parte di carriera dell’ex wonder boy inglese.


LA CARRIERA

Con il club
El Chicharito entra nel Chivas Guadalajara all’età di 9 anni e comincia a giocare con la squadra della divisione inferiore del club, i Chivas Coras nella stagione 2005/06. Come detto, debutta 18 anni in prima squadra nel torneo di Apertura del 2006, subentrando dalla panchina ad Omar Bravo e bagnando il suo debutto con un gol contro il Nexaca. Nonostante l’ottimo debutto nel 2006/07 collezionerà solo 8 presenze ed un solo gol. Neanche la stagione successiva, 2007/08, riesce a giocare con continuità: solo 6 presenze e nessun gol. La svolta arriva nel 2008/09 dove diviene titolare in maniera continuativa facendo registrare 22 presenze in campionato con 4 gol e 5 presenze nella Copa Libertadores (la Champions League del Sudamerica a cui partecipano anche le squadre messicane) e 3 gol. Uno score tutto sommato non impressionante ma tenendo conto della sua giovane età e soprattutto della cattiva forma dei las Chivas di quell’anno che non riuscirono neanche a qualificarsi per i play-offs, non cosi disastroso.
Ma è in quest’anno che esplode il giovane talento di Jalisco: in 28 partite ha siglato ben 21 reti molte delle quali pesanti tanto che i tifosi del Guadalajara alla notizia della sua cessione hanno fatto sentire tutto il loro malumore per aver perso quello che vedono come l’uomo chiave della loro squadra.


Con la nazionale
Hernandez faceva parte della selezione under 17 e avrebbe partecipato al mondiale u-17 del 2005 poi vinto dalla nazionale messicana se un infortunio non lo avesse costretto a fermarsi.
Hernandez ha partecipato però al mondiale under 20 del 2007 tenutosi in Canada, aiutando la sua nazione ad arrivare prima nel girone davanti a Gambia, Portogallo e Nuova Zelanda, segnando un gol contro il Gambia e precisamente il terzo nel 3 a 0 finale. Sarà poi un sostituto non utilizzato nella sconfitta per 1 a 0 negli ottavi contro l’Argentina che vincerà poi il torneo.

La sua prima partita con la Selezione maggiore del Messico è stata contro la Colombia il 30 settembre 2009 dove realizza un assist. Segna i suoi primi gol con la maglia della nazionale, nella partita contro la Bolivia, realizzando doppietta nel 5-0 finale. Si ripete andando a segno contro Nuova Zelanda e Corea del Nord realizzando 4 gol in 4 partite, un bottino eccellente ma realizzato contro avversari di medio - bassa qualità.


IL TRASFERIMENTO
Il prezzo del trasferimento, annunciato l’8 Marzo, è di una cifra che secondo la stampa inglese si aggira intorno ai 6 milioni di sterline (quasi 7 milioni di euro)

“Sono felice di aver raggiunto l’accordo con il Chivas per l’ingaggio di questo giovane attaccante di grande prospettiva - ha dichiarato Sir Alex Ferguson -. Ha segnato tanto con la sua squadra di club e anche con la sua nazionale, quindi non vediamo l’ora di dargli il benvenuto qui all’Old Trafford. Sarà il primo calciatore messicano del Manchester United".
Dal canto suo Hernandez ha dichiarato:"Senza alcun dubbio sto vivendo un sogno. Provo molta riconoscenza per tutta la gente che mi è stata vicino; io non cambierò e continuerò ad essere la stessa persona che sono qui. Già mi immagino di giocare con lui (Rooney ndr) però voglio procedere passo per passo perché è un sogno già poter stare li (al Manchester)e prima voglio assicurarmi un posto tra titolari nella squadra e nella nazionale".
Javier Hernandez si unirà ai Red Devils dal 1° luglio 2010, anche se il trasferimento deve essere ancora confermato dalla federcalcio inglese, chiamata a rilasciare il permesso di lavoro come accade per tutti i giocatori extracomunitari.

L’accordo tra United e Chivas prevede poi che i Red Devils giochino il 29 (o 30) Luglio la partita d’inaugurazione dello stadio di Guadalajara, un nuovo impianto da 45.000 spettatori.


VIDEO TOP GOAL

In evidenza i gol 8, 6, 3, 2, 1


DATI STATISTICI
Club Stagione Campionato Libertadores Copa Sudamericana Interliga Superliga(play-offs) Totale
Pres Goals Pres Goals Pres Goals Pres Goals Pres Goals Pres Goals
Guadalajara 2006–07 8 1 - - - - - - - - 8 1
2007–08 6 0 - - - - - - - - 6 0
2008–09 22 4 5 3 1 0 3 0 - - 31 7
2009–10 28 21 - - - - - - - - 28 21
Totale 64 26 5 3 1 0 3 0 - - 73 29


NAZIONALE
# Data Luogo Avversario Gol Risultato Competizione
1 24 Febbraio 2010 Candlestick Park, San Francisco, United States Bolivia 2–0 5–0 Amichevole
2 24 Febbraio 2010 Candlestick Park, San Francisco, United States Bolivia 4–0 5–0 Amichevole
3 Marzo 2010 Rose Bowl, Pasadena, California, United States New Zealand 1–0 2–0 Amichevole
4 17 Marzo 2010 Estadio Corona, Torreón, Mexico Corea Del Nord 2–1 2–1 Amichevole


CONSIDERAZIONI FINALI
Dall’esame della sua carriera e da alcune partite che ho personalmente visto dei las Chivas Javier ‘Chicharito’ Hernández è sicuramente un ottimo attaccante dotato per natura del fiuto del gol: l’accostamento che ho fatto ad Owen deve considerarsi per questo credibile. In più il suo stile di gioco, rapido ed aggressivo pare compatibile con quello dello United, e se consideriamo inoltre che il trasferimento non ha avuto costi eccessivi (7 milioni di sterline) e soprattutto la necessità per lo United di rinfoltire il parco attaccanti che in buona sostanza conta solo su Rooney (Berbatov è un trequartista più che un vero attaccante e Owen è un ex giocatore) l’acquisto del messicano è da giudicarsi molto positivo. Tuttavia perché il Chicharito possa lasciare il segno nella storia di questa squadra evitando cosi la fine di attaccanti come Forlan o Berbatov devono a mio parere superarsi 3 possibili problemi:

1) Le grandi differenze tra Messico ed Inghilterra.
Dal punto di vista calcistico non paiono esserci troppi problemi: la Primera Division messicana è uno dei migliori campionati a livello mondiale anche se i migliori tornei europei, tra cui ovviamente la Premier, sono di un livello superiore. Ma la differenza non è spropositata tanto da far apparire talentuoso un giocatore che non lo è per niente. Inoltre lo stile di gioco messicano è aggressivo ed offensivo quindi non molto diverso da quello inglese. Il vero problema potrebbe nascere dalla grande differenza di vita che passa tra Guadalajara e Manchester. Un giocatore sofferente fuori dal campo non rende mai al 100%

2) La sua struttura fisica
Javier non è certo un gigante: 1.72 cm per 65 chili lo rendono un giocatore esile in un campionato pieno di giganti e dove il contatto fisico è molto, anche troppo, tollerato. E’ vero che alcuni dei più grandi attaccanti che hanno giocato in Premier ha una struttura simile a quella del Chicharito: Owen, Rooney, Defoe, Robbie Keane, Fowler solo per citarne alcuni. Tuttavia sono tutti giocatori nati, cresciuti e formatisi nel calcio inglese dove il ritmo e l’agonismo è eccezionalmente alto, più alto di quello messicano. Hernandez, è vero, è giovane, avrà 22 anni quando si unirà allo United e quindi ha buoni margini di miglioramento e di adattamento ma a 22 anni si è quasi formati come giocatori di calcio. L’ex ‘delantero’ dei Chivas dovrà quindi impegnarsi per non subire troppo la differenza fisica con i giocatori inglesi.

3) Lo spazio in prima squadra
Visto la sua giovane età, la necessità di ambientarsi e di farsi le ossa nella Premier League Hernandez per poter ripercorrere le orme del suo più illustre predecessore, Hugo Sanchez che detiene il record di gol in Spagna, avrà bisogno di giocare con una certa continuità.
Il Manchester United ha sempre puntato molto sui giovani e, se di talento, li ha sempre fatti crescere con grande pazienza e costanza affidandogli le chiavi della squadra. Negli ultimi due anni però c’è stata una inflazione di giocatori giovani e talentuosi che per forza di cose non hanno trovato un posto fisso in squadra seppur orbitando sempre tra i titolari: Gibson, Anderson, i gemelli Da Silva, Nani, Macheda, Tosic e Obertan pur avendo eccellenti prospettive non sono riusciti ad ottenere un posto completamente fisso in squadra. La grande quantità di giovani talenti ovviamente impedisce che possano essere schierati tutti con buona continuità penalizzandone così la piena formazione.
El Chicharito rischia cosi di perdersi nella squadra riserve, una sorte toccata ad altri messicani che sono arrivati in Premier come Giovanni Dos Santos, Carlos Vela, Nery Castillo o anche Guillermo Franco: tutti giocatori più o meno talentuosi più o meno giovani che non sono riusciti ad incidere più di tanto e non solo per i propri limiti. Ed è proprio questo il timore più grande che serpeggia tra i giornalisti sportivi messicani che molte volte hanno visto un ottimo prospetto smarrire il suo gioco nella panchine di grandi squadre europee, essere ceduti a medie o piccole società in giro per l’Europa per tornare infine in Messico. Ma se c’è qualcuno che può trasformare una giovane promessa in un campione quello è Sir Alex Ferguson.

Articolo a cura di Gugliemo Frediani giornalista sportivo e collaboratore esterno